La commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo ha approvato ieri (19 ottobre) la revisione dei parametri di riferimento del sistema europeo di scambio delle emissioni (Ets), con l’obiettivo di aumentare fino a quasi 100 milioni il numero di quote gratuite di CO2 assegnate alle industrie nel periodo 2026-2030. Il mandato negoziale è stato approvato con 64 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astensioni, al termine di un compromesso politico raggiunto tra i popolari, socialdemocratici, liberali e conservatori.

La proposta punta a correggere alcune distorsioni del sistema ETS che hanno penalizzato diversi comparti industriali, in particolare quello ceramico, mantenendo al tempo stesso gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni e gli incentivi alla decarbonizzazione. Il testo passerà ora all’esame della plenaria del Parlamento, chiamata a votare giovedì 22 ottobre a Strasburgo, prima dell’avvio dei negoziati con il Consiglio dell’Ue.

Al centro dell’intervento ci sono i cosiddetti “fallback benchmark”, ossia i parametri basati sul consumo di calore e combustibili utilizzati per calcolare le quote gratuite di emissione assegnate agli impianti industriali per i quali non esiste un parametro specifico di prodotto. L’obiettivo è rafforzare la protezione delle imprese europee dal rischio di carbon leakage, ossia la delocalizzazione delle attività produttive verso Paesi con normative climatiche meno stringenti.

Gli eurodeputati hanno sostenuto la proposta della Commissione europea di utilizzare tutte le quote ancora disponibili per l’assegnazione gratuita fino al 2030, stimate attualmente in circa 88 milioni, chiedendo di aggiungerne altri 11 milioni precedentemente trattenuti agli impianti che non avevano rispettato alcune condizioni previste dal sistema Ets, come l’attuazione delle raccomandazioni derivanti dagli audit energetici. L’operazione porterebbe così il totale a circa 99 milioni di quote aggiuntive, consentendo di attenuare la riduzione delle assegnazioni gratuite per le industrie interessate. Secondo le stime illustrate dal Parlamento europeo, i nuovi valori dei benchmark risulterebbero mediamente inferiori del 12,5% rispetto al periodo 2021-2025, una contrazione più contenuta rispetto a quella prevista dalle regole attuali.

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Il compromesso prevede inoltre di ripartire in tre quote uguali le autorizzazioni non assegnate a causa delle riduzioni delle allocazioni gratuite: circa 11 milioni saranno destinati all’adeguamento dei fallback benchmark, altri 11 milioni saranno messi all’asta per finanziare il Fondo per la modernizzazione, anche a sostegno dell’ammodernamento dei sistemi di teleriscaldamento, mentre un’ulteriore quota di 11 milioni confluirà nel Fondo per l’innovazione.

Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di introdurre benchmark specifici per singoli settori industriali, laddove venga dimostrato che l’applicazione di un parametro comune basato sui combustibili produce distorsioni significative. In questi casi, i nuovi valori dovranno essere calcolati sulla base delle prestazioni del 10% degli impianti più efficienti del settore, per riflettere meglio le caratteristiche dei diversi processi produttivi.

La proposta individua già tra i comparti prioritari quello dei materiali refrattari e delle piastrelle di ceramica, due settori particolarmente interessati dalle conseguenze dell’attuale sistema di calcolo. La Commissione europea sarebbe chiamata a definire i criteri per l’introduzione dei nuovi parametri entro tre mesi dalla pubblicazione del regolamento e a stabilirne i valori entro sei mesi.

Annalisa Corrado (S&D): “risultato politico importante”

“Il compromesso raggiunto sui benchmark dell’Ets è un risultato importante. Abbiamo lavorato per correggere una distorsione che ha penalizzato pesantemente alcuni settori, senza indebolire la spinta complessiva verso la decarbonizzazione, che, vale la pena ribadirlo, è l’unico scenario in grado di tutelare veramente la nostra competitività”, ha dichiarato Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito democratico (S&D) e relatrice ombra del provvedimento.

Per Corrado, il risultato assume un significato particolare anche per il tessuto produttivo italiano: “La possibilità di introdurre parametri specifici per i settori che hanno mostrato di subire effetti distorsivi è un risultato importante, anche per realtà del nostro territorio. Penso al distretto ceramico dell’Emilia-Romagna, con cui abbiamo interloquito, mettendoci in ascolto e provando a costruire soluzioni concrete”.

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L’eurodeputata dem ha sottolineato anche il valore politico dell’intesa raggiunta in commissione, poiché ha detto, “il voto di oggi in commissione Envi è un risultato politico molto importante, a dimostrazione del fatto che una negoziazione leale, all’interno delle forze di maggioranza, può portare a soluzioni concrete, accolte anche da altri gruppi sul piano del pragmatismo e della collaborazione”.

Un equilibrio che, secondo Corrado, dovrà essere preservato nel prossimo passaggio parlamentare. “Giovedì in plenaria sarà fondamentale confermare questo equilibrio, con una maggioranza quanto più ampia possibile restando nel perimetro del compromesso approvato oggi” ha detto la relatrice ombra. “Solo così potremo portare ai negoziati con il Consiglio e la Commissione una proposta di verticalizzazione dei benchmark. È la strada giusta per accompagnare l’industria nella transizione, senza arretrare sul clima”.

Sulla stessa linea il relatore del provvedimento, il popolare polacco Adam Jarubas (PPE), secondo il quale il voto riconosce la necessità di offrire una maggiore protezione contro il rischio di delocalizzazione ad alcuni comparti industriali, tenendo conto delle differenze tra i settori coperti dal benchmark generale sui combustibili. In particolare, Jarubas ha richiamato la necessità di intervenire rapidamente per la ceramica, che potrebbe beneficiare di assegnazioni più elevate attraverso parametri maggiormente aderenti alle prestazioni effettive degli impianti.

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La revisione arriva dopo l’aggiornamento dei benchmark per il periodo 2026-2030, adottato nel giugno scorso, che aveva suscitato forti preoccupazioni tra le industrie energivore per il rischio di tagli consistenti alle quote gratuite. Per rispondere a queste criticità, il 17 luglio la Commissione europea aveva presentato una proposta di modifica della direttiva Ets, stimando che l’utilizzo delle quote residue avrebbe potuto generare risparmi per circa 6 miliardi di euro a favore delle imprese interessate.

Il prossimo passaggio decisivo sarà il voto della plenaria di giovedì 22 ottobre dove, in caso di conferma del mandato, il Parlamento europeo potrà avviare il confronto con il Consiglio e la Commissione per raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. L’obiettivo è rendere applicabili i nuovi valori dei benchmark a partire dall’aggiornamento del 2027.

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